TRUMP VS POWELL
Wall Street ha retto ieri agli attacchi di Trump verso il Presidente della Fed, Jerome Powell, e ha reagito prontamente. Dopo un avvio contrastato, gli indici hanno chiuso in rialzo: Dow Jones +0,17%, S&P 500 +0,2% e Nasdaq +0,3%.
Il recupero è stato tale che Dow Jones e S&P 500 hanno toccato nuovi massimi intraday. Le borse americane non sembrano quindi preoccuparsi del nuovo attacco di Trump alla Fed.
La proposta del Presidente USA di limitare i tassi delle carte di credito al 10% per un anno ha però causato cali diffusi nel settore bancario. Tra i titoli più colpiti, Citigroup ha perso il 3%, JP Morgan e Bank of America oltre l’1%, mentre Capital One è scesa del 7%.
Nella notte si segnala il balzo del Nikkei 225, salito di oltre il 3% a circa 53.700 punti. Anche il più ampio indice Topix è avanzato del 2% a 3.585, con le azioni giapponesi che hanno toccato nuovi massimi storici dopo la riapertura dei mercati in seguito al weekend festivo.
La domanda di azioni è rimasta forte, poiché le aziende giapponesi sono considerate tra i principali beneficiari dei progressi nell’intelligenza artificiale e nelle tecnologie avanzate. Gli investitori esteri, inoltre, sono alla ricerca di maggiori utili e prospettive di crescita nel Paese.
I titoli tecnologici hanno guidato il rally, ma anche altri nomi di rilievo hanno registrato rialzi: Toyo Engineering +3,2%, Mitsubishi UFJ +3,5% e Toyota Motor +4,8%.
Nel frattempo, persiste l’incertezza politica a causa delle voci su un possibile scioglimento del Parlamento il mese prossimo. USD/JPY resta vicino alla resistenza chiave in area 159,10–159,20.
VALUTE
L’indice del dollaro si è stabilizzato vicino a quota 99 martedì, dopo essere stato sotto pressione nella sessione precedente, in attesa dell’ultimo dato sull’inflazione al consumo, utile per valutare il percorso della politica monetaria della Federal Reserve.
I mercati stanno scontando due tagli dei tassi da parte della Fed nel corso dell’anno, a partire da giugno. Tuttavia, un’inflazione superiore alle attese potrebbe ridurre il margine di manovra della banca centrale.
Il rapporto sulle buste paga non agricole della scorsa settimana ha mostrato una crescita dell’occupazione inferiore alle previsioni di dicembre, rafforzando le aspettative per una Fed più accomodante.
Gli investitori attendono inoltre una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti sulla legalità delle politiche tariffarie del Presidente Donald Trump, con decisione prevista per mercoledì.
EUR/USD, dopo aver sfiorato 1,1700, è arretrato di qualche decina di pips attestandosi in area 1,1650–1,1660. Il Cable ha tenuto meglio, stabilizzandosi intorno a 1,3480.
USD/JPY è vicinissimo a un punto chiave di medio termine, che potrebbe consentire al dollaro di salire verso 160–162. In quell’area la BoJ potrebbe intervenire a sostegno dello yen, alimentando la possibilità che gli investitori giapponesi riducano l’esposizione ai Treasuries per acquistare titoli trentennali domestici, oggi al 3,5% e privi di rischio cambio.
Un eventuale rafforzamento dello yen dai livelli di 160 potrebbe penalizzare chi detiene ancora titoli USA. Sugli altri cambi poche oscillazioni, con leggere correzioni di AUD e NZD, mentre i cross EUR/AUD ed EUR/NZD stanno rientrando.
GIAPPONE, RENDIMENTI IN RIALZO
Il rendimento dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni è salito a circa il 2,14% nelle contrattazioni post-festive di martedì, segnando il livello più alto dal 1999. La spinta arriva dalle speculazioni secondo cui il Primo Ministro Sanae Takaichi potrebbe sciogliere il Parlamento già il mese prossimo, aumentando l’incertezza politica.
Si prevede che Takaichi sfrutterà il forte consenso pubblico per promuovere politiche fiscali espansive. Le attese di un aumento della spesa pubblica hanno spinto i rendimenti al rialzo, riflettendo le crescenti preoccupazioni sulla sostenibilità fiscale del Paese.
Sul fronte monetario, i mercati restano divisi sulla tempistica del prossimo rialzo dei tassi da parte della Bank of Japan, alla luce di dati economici contrastanti. Il governatore Kazuo Ueda ha comunque ribadito che la banca centrale continuerà ad aumentare i tassi se economia e prezzi resteranno in linea con le previsioni.
PETROLIO
I future sul WTI sono saliti a circa 59,7 dollari al barile martedì, il livello più alto in oltre un mese, dopo l’annuncio del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump di nuovi dazi sui partner commerciali dell’Iran.
Trump ha dichiarato che imporrà dazi del 25% sui beni provenienti da qualsiasi nazione che mantenga rapporti commerciali con l’Iran, intensificando la pressione sul Paese in un contesto di proteste interne. La misura, secondo Trump, sarebbe “con effetto immediato”, anche se non sono stati forniti ulteriori dettagli.
Oltre ai dazi, Trump ha avvertito della possibilità di un’azione militare contro l’Iran, alimentando timori di interruzioni nelle forniture di petrolio da uno dei maggiori produttori mondiali.
Le preoccupazioni sull’offerta si sono aggravate anche altrove: la produzione del Kazakistan è ostacolata da condizioni meteorologiche avverse, lavori di manutenzione e danni alle infrastrutture russe causati dagli attacchi ucraini. Questi fattori hanno compensato le attese di un aumento dell’offerta legato al possibile ritorno dell’export venezuelano.
ORO, NUOVI MASSIMI
Anche l’oro ha registrato nuovi massimi, sostenuto dall’aumento delle tensioni tra Iran e Stati Uniti. Il prezzo è inoltre influenzato dagli acquisti delle banche centrali, con nuovi picchi in area 4.630.
I target indicati da alcune banche d’affari non sembrano quindi più irraggiungibili.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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