I CFD sono strumenti complessi e presentano un rischio significativo di perdere denaro rapidamente a causa della leva finanziaria. 70% degli investitori al dettaglio perde denaro a causa delle negoziazioni in CFD con questo fornitore. Valuta se comprendi il funzionamento dei CFD e se puoi permetterti di correre questo alto rischio di perdere il tuo denaro.
ActivTrades
News & Analisi
Analisi di mercato

Borse in rally tra accordi e tensioni geopolitiche

Saverio Berlinzani
April 15, 2026

BORSE, NUOVI MASSIMI IN VISTA?

 

Il mercato ha ignorato completamente il fallito accordo di Islamabad e ha rinnovato la fiducia ai rialzisti, mettendo a segno nella seduta di ieri un rialzo apparentemente sorprendente.

 

L’S&P 500 ha chiuso infatti in aumento dell’1,18%, toccando il livello più alto dalla fine di febbraio, mentre il Dow Jones ha registrato un +0,63%. Positiva anche la performance del Nasdaq, che ha chiuso a +1,06%.

 

Decisive sono risultate le speranze di un nuovo accordo, che in queste ultime ore si starebbe negoziando sotto traccia tra Stati Uniti e Iran, con una possibile de-escalation del conflitto in Medio Oriente.

 

In serata, il vicepresidente statunitense JD Vance ha sottolineato i “progressi significativi” emersi nel primo round di negoziati con l’Iran in Pakistan. Alcune indiscrezioni suggeriscono la possibilità di un secondo incontro entro pochi giorni.

 

Sul fronte degli utili, JPMorgan ha perso lo 0,2% dopo aver rivisto al ribasso le previsioni sul margine di interesse netto, mentre Wells Fargo è crollata del 4,8% a seguito di risultati inferiori alle attese.

 

Anche Johnson & Johnson ha registrato un lieve calo dello 0,4%, nonostante l’innalzamento delle previsioni di fatturato per il 2026.

 

Positive, invece, le performance di BlackRock (+4%) e Citigroup (+1,6%), che hanno beneficiato di solidi risultati trimestrali. American Airlines ha infine segnato un balzo del 6,5% dopo le indiscrezioni secondo cui l’amministratore delegato di United Airlines, Scott Kirby, avrebbe proposto una potenziale fusione.

 

VALUTE

 

Fase di lateralità di breve termine sul mercato dei cambi, dopo il forte calo del dollaro registrato ieri. Il contesto resta quello di un mercato che guarda a una discesa del biglietto verde apparentemente strutturale (qualcuno parla di una de-dollarizzazione “forzata” dagli eventi).

 

Per ora, tuttavia, non si può parlare di una caduta inarrestabile. L’USD/JPY resta infatti vicino ai massimi di lungo periodo, mentre l’EUR/USD è ancora ben al di sotto di quota 1,2000.

 

È evidente una certa pressione ribassista sul dollaro, ma questa dovrà essere confermata, e molto dipenderà dalla price action in caso di un accordo tra le parti in conflitto.

 

In caso di distensione, il dollaro potrebbe scendere ulteriormente oppure perdere il suo status di asset rifugio, tornando a comportarsi come una valuta da investimento. In tale scenario potrebbe persino mostrare fondamentali migliori rispetto a euro, yen e alle altre principali valute concorrenti.

 

Non ci sono ancora certezze, ma resta il sospetto che, in caso di fine del conflitto, i fondamentali tornerebbero al centro dell’attenzione, favorendo ancora una volta la divisa statunitense.

 

Al momento l’EUR/USD resta stabile in area 1,1800, l’USD/JPY si mantiene vicino a 159,00, il Cable oscilla in prossimità di 1,3600, mentre le valute oceaniche si muovono vicino alle resistenze chiave di 0,7180 e 0,5950. L’USD/CAD non è lontano dai supporti rilevanti in area 1,3650.

 

PREZZI ALLA PRODUZIONE SOTTO LE ATTESE

 

Negli Stati Uniti, i prezzi alla produzione sono aumentati dello 0,5% su base mensile a marzo 2026, in linea con il dato del mese precedente ma al di sotto delle aspettative di mercato, fissate all’1,1%.

 

I prezzi dei beni sono balzati dell’1,6%, il maggiore aumento da agosto 2023, trainati soprattutto dall’impennata dell’8,5% dei costi energetici, in gran parte attribuibile al conflitto in corso con l’Iran.

 

Su base annua, i prezzi alla produzione sono cresciuti del 4%, il valore più elevato da febbraio 2023, ma comunque inferiore al 4,6% previsto.

 

L’indice core è aumentato dello 0,2% su base mensile, un dato inferiore allo 0,5% registrato a gennaio e febbraio, e del 3,6% su base annua.

 

PETROLIO

 

Prosegue la discesa dei futures sul petrolio. Il WTI è scivolato sotto quota 90 dollari, a 89,30, mentre il Brent quota intorno ai 93 dollari.

 

La flessione è legata ai segnali di una possibile ripresa dei colloqui tra Stati Uniti e Iran, successiva alla decisione di Washington di imporre un blocco sullo Stretto di Hormuz.

 

Sono in corso discussioni per avviare un nuovo ciclo di negoziati prima della scadenza del cessate il fuoco di due settimane, con indiscrezioni che indicano il Pakistan come possibile sede dei colloqui.

 

Le parti non sono riuscite a raggiungere un accordo dopo i negoziati del fine settimana, spingendo il presidente Trump ad annunciare il blocco sulle spedizioni di petrolio iraniano. L’Arabia Saudita ha invitato gli Stati Uniti a revocare il blocco e a tornare al dialogo diplomatico.

 

Nel frattempo, l’AIE ha avvertito che il conflitto potrebbe azzerare la crescita della domanda globale di petrolio nel 2026, segnando il primo calo annuale dall’inizio della pandemia. Ha inoltre sottolineato che i prezzi potrebbero non riflettere ancora appieno l’entità delle interruzioni in corso.

 

La guerra ha infatti danneggiato le infrastrutture energetiche e limitato gravemente il traffico nello Stretto di Hormuz. Un rapporto OPEC+ segnala, a marzo, un calo della produzione pari a 7,9 milioni di barili al giorno.

 

FMI, PREVISIONI AL RIBASSO

 

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita globale per il 2026, portandole al 3,1%, ovvero 0,2 punti percentuali in meno rispetto alle stime precedenti.

 

Restano invariati, invece, i dati per il 2027, con una crescita attesa del 3,2%. Alla base della revisione figurano le ripercussioni economiche del conflitto in corso in Medio Oriente.

 

Lo scenario di base presuppone un conflitto contenuto, ma il FMI avverte che ostilità prolungate potrebbero indebolire ulteriormente l’economia globale e aumentare la volatilità dei mercati finanziari.

 

A livello regionale, l’economia statunitense dovrebbe crescere del 2,3% nel 2026 e del 2,1% nel 2027. La crescita della Cina è attesa rallentare al 4,4% nel 2026 e al 4,0% nel 2027.

 

Per l’Eurozona si prevede una crescita modesta, pari all’1,1% nel 2026 e all’1,2% nel 2027. Anche Regno Unito e Giappone dovrebbero registrare una dinamica debole, rispettivamente dello 0,8% e dello 0,7% nel 2026.

 

Infine, il FMI stima che l’inflazione globale aumenterà leggermente nel 2026 per poi tornare a diminuire nel 2027.

 

Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

 

Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.

 

Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).

 

Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.