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Wall Street in calo, petrolio oltre 100 dollari

Saverio Berlinzani
October 23, 2026

CALO DI WALL STREET


Siamo entrati ormai da tempo, osservando i listini americani, in una fase di continua alternanza tra chiusure positive e negative, a causa dell’enorme incertezza che avvolge anche quello che è stato il comparto trainante delle borse, ossia quello tecnologico.


I mercati hanno risentito dei timori legati ai massicci costi per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e delle tensioni geopolitiche, che hanno spinto al rialzo, per l’ennesima volta, il prezzo del petrolio.


Il Nasdaq Composite ha chiuso in deciso ribasso, a -2,60%, segnando la peggiore seduta degli ultimi cinque mesi. L’S&P 500 ha ceduto l’1,21%, interrompendo una striscia positiva di tre giornate consecutive.


In controtendenza, il Dow Jones ha registrato un lieve rialzo dello 0,02%, sostenuto dai titoli difensivi nell’ultima parte della seduta.


A pesare in modo particolare sul listino tecnologico sono state le vendite sulle big tech, come Meta, e sul comparto dei semiconduttori.


A fronte del clima di incertezza, si è inoltre assistito a un forte afflusso di capitali verso i titoli di Stato, che ha provocato un sensibile calo dei rendimenti dei Treasury decennali, scesi al 4,965%, confermando ancora una volta il loro status di asset rifugio.


VALUTE


Sul mercato valutario potremmo ripeterci all’infinito: i principali cambi continuano a muoversi all’interno di trading range ben definiti. Questa volta, tuttavia, si segnala la forza dello yen giapponese, tornato a svolgere il tradizionale ruolo di valuta rifugio e in apprezzamento nei confronti del dollaro.


L’USD/JPY è sceso sotto quota 157,00 dai 158,20 della giornata precedente, toccando un minimo di 156,30 prima di rimbalzare e tornare in area 157,00.


La sensazione è che lo yen abbia ancora ampi margini di apprezzamento, il che suggerisce che il rafforzamento della valuta giapponese sia soltanto nelle sue fasi iniziali.


L’EUR/USD continua a oscillare tra 1,1180 e 1,1240, mentre il Cable mostra una tenuta migliore, con l’EUR/GBP sceso fino a 0,8370, livello sul quale ha trovato, almeno per ora, un supporto piuttosto solido.


Le valute oceaniche rimangono a ridosso delle rispettive resistenze, mentre l’USD/CAD continua a gravitare in prossimità del supporto chiave di 1,4000.


PETROLIO ALLE STELLE


Anche il WTI ha superato la soglia dei 100 dollari al barile, avvicinandosi ai massimi delle ultime cinque settimane, a causa dell’intensificarsi degli attacchi degli Houthi contro obiettivi sauditi e delle notizie relative a possibili nuovi raid statunitensi contro l’Iran, fattori che hanno alimentato i timori per l’approvvigionamento energetico in Medio Oriente.


I militanti Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno rivendicato la responsabilità dei recenti attacchi al porto saudita di Yanbu, sul Mar Rosso, nonché dei raid contro un giacimento petrolifero e un aeroporto nel principale Paese esportatore di petrolio al mondo.


Nel frattempo, secondo alcune fonti, gli eserciti statunitense e israeliano avrebbero elaborato piani per nuovi attacchi dopo le elezioni di medio termine del prossimo mese, con le infrastrutture energetiche iraniane che potrebbero rappresentare uno degli obiettivi principali.


Nonostante l’escalation delle tensioni regionali e le minacce alla navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, le esportazioni di greggio dal Golfo Persico sono tornate su livelli prossimi a quelli precedenti al conflitto.


In Europa, l’Ucraina ha intensificato questa settimana gli attacchi contro le raffinerie russe, in un contesto segnato da un accordo tra Stati Uniti e Russia sulle forniture di gasolio.


IL GOLD SCIVOLA ANCORA


Venerdì i prezzi dell’oro sono scesi verso i 4.000 dollari l’oncia, avvicinandosi ai minimi degli ultimi tre mesi, a causa di una crescente ondata di vendite nel settore tecnologico e dell’intelligenza artificiale.


Questo movimento ha spinto numerosi operatori a liquidare le posizioni sui metalli preziosi per coprire le perdite registrate su altre classi di attivi.


L’oro è rimasto inoltre sotto pressione per effetto dell’aumento dei prezzi del petrolio, che ha alimentato i timori inflazionistici e rafforzato le aspettative di tassi d’interesse elevati per un periodo prolungato.


Tuttavia, i crescenti dubbi sulla sostenibilità degli investimenti nell’intelligenza artificiale, uno dei principali motori della crescita economica statunitense, hanno indotto i mercati a ridimensionare le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve.


Questo elemento potrebbe fornire, almeno nel medio termine, un certo sostegno al comparto dei metalli preziosi.


Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

 

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