TRIMESTRALI NEGATIVE
Wall Street ha chiuso in ribasso a causa dei timori legati agli ingenti investimenti nell'intelligenza artificiale emersi dalle trimestrali del settore tecnologico, nonostante dati macroeconomici positivi e la decisione della Federal Reserve di mantenere invariati i tassi di interesse.
A pesare sui listini americani è stato soprattutto il comparto tech, condizionato dalla discesa di Alphabet (Google), causata da ricavi dei motori di ricerca inferiori alle attese e dai massicci investimenti legati all'intelligenza artificiale. L'S&P 500 ha chiuso a -0,30%, mentre il Dow Jones ha terminato la seduta a -0,25%.
Nel frattempo, i dati macroeconomici statunitensi hanno mostrato ancora una volta una certa resilienza, con il PIL in crescita del 3,4%, le richieste di sussidi di disoccupazione ai minimi degli ultimi 57 anni e un'inflazione in risalita dopo il dato rialzista relativo alla spesa dei consumatori.
Tuttavia, i dubbi sul fronte AI restano invariati. Le trimestrali hanno infatti riacceso le preoccupazioni degli investitori riguardo alla sostenibilità finanziaria e ai ritorni economici di breve termine dei consistenti investimenti effettuati dal settore.
BOJ, TASSI INVARIATI
Nella riunione di ottobre, la Banca del Giappone ha mantenuto invariato il tasso d'interesse di riferimento a breve termine all'1,25%, con 8 voti favorevoli e 1 contrario, in linea con le aspettative del mercato.
La decisione è arrivata dopo due rialzi consecutivi di 25 punti base a giugno e settembre, che hanno portato il costo del denaro al livello più elevato dall'aprile del 1995.
I membri del comitato di politica monetaria hanno indicato la possibilità di ulteriori rialzi dei tassi, sottolineando come l'inflazione si sia allineata all'obiettivo del 2% per la prima volta da quando tale target è stato introdotto nel 2013. Le condizioni finanziarie rimangono inoltre accomodanti.
La persistente carenza di manodopera continua a sostenere un moderato ciclo salari-prezzi, mentre le aspettative d'inflazione restano intorno al 2%.
Nelle previsioni trimestrali, la BoJ ha confermato la stima d'inflazione per l'anno fiscale 2026 al 2,5%, ma ha rivisto al rialzo la crescita economica allo 0,7% dallo 0,6%.
Per l'anno fiscale 2027, il consiglio ha aumentato la previsione d'inflazione al 2,6% dal 2,4%, riducendo tuttavia le prospettive di crescita allo 0,7% dallo 0,8%.
VALUTE
Il dollaro è in calo dopo le decisioni delle principali banche centrali, ma il movimento appare più come una correzione tecnica successiva ai forti sell-off delle settimane precedenti. Inoltre, il comunicato della Federal Reserve ha mostrato alcune aperture verso una politica monetaria meno restrittiva.
L'allentamento delle aspettative su futuri rialzi dei tassi ha quindi ridotto il sostegno al biglietto verde, favorendo un leggero recupero delle principali valute, come euro e franco svizzero.
L'EUR/USD si mantiene a ridosso di quota 1,1200, con possibili obiettivi in area 1,1220-1,1240. Anche il Cable torna a mostrare forza, con primi target collocati tra 1,3425 e 1,3435.
Scendono inoltre i rendimenti dei titoli di Stato, che beneficiano della scelta delle banche centrali di mantenere invariati i tassi di interesse.
L'USD/JPY è tornato in area 157,60, rimanendo sostanzialmente stabile dopo la decisione della BoJ. I principali supporti si trovano a 157,00 e 156,10, mentre le resistenze chiave sono collocate a 158,60 e 160,00.
PETROLIO SULLE RESISTENZE CHIAVE
I prezzi del Brent hanno superato i 112 dollari al barile, avvicinandosi ai massimi degli ultimi quattro anni, a causa dei timori che gli Stati Uniti possano riprendere gli attacchi militari contro l'Iran.
Donald Trump ha ripetutamente dichiarato che i raid aerei su Teheran potrebbero riprendere dopo le elezioni di medio termine della prossima settimana.
Nel frattempo, funzionari iraniani hanno confermato che il vicepresidente statunitense J.D. Vance ha inviato una lettera finalizzata a riaprire i negoziati di pace.
Il benchmark globale del petrolio ha guadagnato oltre il 10% nel mese di ottobre, mentre il conflitto tra Stati Uniti e Iran continua e gli scontri tra Arabia Saudita e forze Houthi sostenute dall'Iran si sono intensificati.
Restano inoltre elevate le minacce alla navigazione nello Stretto di Hormuz, dove le petroliere continuano a essere bersaglio di attacchi.
Tuttavia, le esportazioni regionali di greggio sono tornate su livelli prossimi a quelli precedenti al conflitto, grazie al continuo transito di carichi petroliferi attraverso questa strategica via marittima.
GOLD, SUPPORTI A RISCHIO?
L'oro ha rotto nella notte la soglia dei 4.000 dollari l'oncia, anche se i principali supporti di medio periodo restano compresi tra 3.920 e 3.980 dollari.
La decisione della Federal Reserve di lasciare invariati i tassi, mantenendo però una comunicazione focalizzata sul controllo dell'inflazione, insieme alla tenuta del dollaro e dei rendimenti dei Treasury statunitensi, continua a esercitare pressione sul metallo giallo.
Se da un lato si registrano acquisti speculativi sui minimi e una solida domanda fisica proveniente dalle banche centrali asiatiche, dall'altro l'elevato posizionamento long del mercato e la presenza di possibili ordini stop-loss rendono il quadro particolarmente volatile, sia al rialzo sia al ribasso.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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